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Tutti parlano di cambiamento con perentoria insistenza proprio quando il mondo si ritrova già cambiato in modo irreversibile rispetto a precedenti orizzonti. Come d’altra parte avviene in tutti i passaggi epocali. E allora, di continuo spronati ad accelerare un tal processo, ci si chiede se cambiare significhi soltanto procedere per sviluppo lineare lungo la via del solo produrre-consumare, del progressivo aumento esponenziale di tecnologia, di calcolante pensiero economicistico e conseguente riduzione della cultura nonché della sensibilità espressiva a quest’unica dimensione; oppure se ciò non comporti, per converso, anche il riscoprire tutto quello che di più intimo non si estingue e continua – nonostante la sua  distruzione inesorabile – ad abitare in noi.

È delle epoche di crisi (per quel tanto di scelta, ma anche di destino che ilcarattere della crisi porta con sé) l’impellente necessità di rinnovarsi, di ri-scoprire ciò da cui ci siamo sradicati.

Alcuni recenti film – secondo gli approcci più svariati, i differenti stili, i modi di porre lo sguardo sulle cose – suggeriscono possibili itinerari di ricerca interiore e sociale che evocano il morire e rinascere di una antica dicotomia mai del tutto estinta, sempre risorgente e proteiforme, quella delsacro/profano. Anzi, mai come oggi risorgente nel diffuso bisogno di sacro. Che, variamente declinato, si carica di tutti gli innumerevoli sensi cui una parola così ambigua allude.

Di un tale composito bisogno, ma con la lucidità profetica, l’ardente passione di un ateo profondamente religioso che assiste disperato al cambiamento ineluttabile durante gli anni dello sviluppo selvaggio delle periferie di Roma e del mondo, è impregnata l’intera filmografia di Pier Paolo Pasolini. Per il quale: «Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario». E rivoluzionaria è la parola, il Verbo del Cristo, poiché la morte non consiste nel non poter comunicare, ma nel non poter più essere compresi. A Pasolini, a cinquant’anni dall’uscita de Il Vangelo secondo Matteo, questa rassegna dedica un doveroso omaggio, anche in forma introduttiva alla sezione Volti del sacro, intrecciata a quella dei mille aspetti del profano che sempre al sacro complementarmente s’accompagna.

Nicola Ranieri

Fonte: Vasto Film Festival